Quando un museo ignora il SEO. Il caso degli Uffizi.

cosimozecchi   di Cosimo Zecchi   /  19 novembre 2018  /  commenti

Quando un museo ignora il SEO. Il caso degli Uffizi.

Con il termine SEO (Search Engine Optimization) s’intende il complesso di pratiche e strategie volte a migliorare la propria presenza sui motori di ricerca, nello specifico ormai Google. Senza addentrarci in tecnicismi - se i motori di ricerca sono la strada per arrivare ad un sito internet - diventa cruciale comparire nelle posizioni migliori quando un utente ricerca argomenti afferenti alla nostra attività .

Per anni si è parlato del SEO in termini molto simili alla stregoneria: formule quali “mi paghi e ti porto in prima posizione” oppure “ho fatto delle cose sul mio sito per cui ho raddoppiato il traffico” alimentano le illusioni dell’imprenditore che pensa di andare a comprare letteralmente presenza e posizioni su Google.

Il SEO invece non è un’arte magica ma un insieme di comportamenti, strategie, interventi e monitoraggio che devono avere continuità nel tempo. Da qui si comprende che il processo non è né immediato né economico. Appuntatevelo: vi aiuterà a scremare le proposte che riceverete.

Il SEO oltre che un’attività tecnica è però anche un’attività strategica per l’azienda, che deve essere condivisa e coordinata con le varie aree e reparti interni. Un consulente SEO è una figura professionale che si siede al tavolo con tutti i vostri responsabili per una pianificazione degli interventi a lungo termine.

Per spiegare quanto detto finora presentiamo un esempio pratico di cosa significhi ignorare i motori di ricerca, come il caso della Galleria degli Uffizi, uno dei musei più visitati e conosciuti al mondo. Un brand talmente forte e universale che probabilmente per anni si è pensato che già questo fosse sufficientemente posizionante. Il museo fiorentino non ha mai brillato né per l’efficienza della biglietteria online (tardiva come rilascio e inadeguata rispetto agli standard tecnici mondiali) né per contenuto informativo: se posizionarsi è importante, avere un contenuto da posizionare è senza dubbio fondamentale.

Il risultato è che nel corso degli ultimi 20 anni sono fiorite su internet innumerevoli attività che - a fronte di informazioni e di una facilità d’uso decisamente maggiori - vendevano un servizio di prenotazione del biglietto del tutto legale che passava anche attraverso il museo. Attività che nel corso del tempo si sono dimostrate rispetto al museo sempre più attente non solo alla qualità del servizio ma anche e soprattutto al SEO. Il risultato è che cercando “biglietti per gli Uffizi” sui motori di ricerca saltava fuori di tutto fuorché il sito della Galleria degli Uffizi.

Gli addetti alla cultura e i responsabili della Galleria hanno reagito in prima battuta al fenomeno avviando azioni legali contro i cosiddetti “bagarini on-line”.

Un pasticcio in salsa italiana che è andato avanti per oltre dieci anni, dove gli operatori si rafforzavano con investimenti (minimi) e strategie per Google mentre il museo rimaneva a guardare. Pasticcio che si sta risolvendo solo adesso con l’intervento del nuovo direttore Schmidt che, capito che la presenza su internet non poteva restare fuori controllo, ha affrontato la situazione con un costo finale dell’operazione non indifferente.

Sono state intentate cause per il marchio contro siti che usavano il nome della galleria, quali uffizi.org o uffizi.com, è stato rinnovato il sito del museo, si è avviata una politica di social e posizionamento sui motori di ricerca che hanno riportato gli Uffizi in testa alle ricerche che li riguardano. Queste operazioni sono figlie di un’unica strategia orchestrata dal museo con i suoi fornitori e dirigenti ma è chiaro che di tecnico ci sono solo alcuni aspetti. Le azioni legali portate avanti in diverse sedi (e tutt’ora in corso) contro i siti concorrenti sono state fondamentali perché - oltre ad una questione di immagine e al dover dimostrare al proprio CDA di agito attivamente - il posizionamento degli stessi competitor ottenuto in tantissimi anni di lavoro sulla rete sarebbe stato difficilmente scalzabile in tempi brevi anche dal museo ufficiale. Nulla di ciò avrebbe avuto senso però se il museo non avesse rinnovato il sito, lavorato sulla propria presenza online e si fosse preparato a questa “battaglia”.

Questo risultato per la Galleria degli Uffizi non è stato indolore e sarebbe potuto essere evitabile o meno impattante dal punto di vista economico se una dirigenza più lungimirante si fosse rivolta ai professionisti del settore ben prima dell’ultimo anno. Se non si fosse trattato della Galleria degli Uffizi, rimediare ai disastri fatti da politiche sbagliate sul web, o completamente assenti, sarebbe diventato addirittura impossibile senza ingenti investimenti. Avere un sito non è che una piccola parte dello stare su internet, un tassello di un puzzle che prende il nome di strategia digitale e di cui il SEO è una parte fondamentale. Strategia che un’azienda o un brand non possono e non devono affrontare da soli ma affiancati da professionisti del settore.

Il mercato del turismo on-line è un settore che ogni anno cresce esponenzialmente e lascia sempre meno spazio all’improvvisazione, dove la lotta sui motori di ricerca per le keywords (cioè le parole esatte che vengono ricercate dai naviganti) più calde che veicolano visite e vendite è feroce, influenzando dinamiche di prezzi e annunci sempre più sofisticati. Una guerra digitale che non può essere combattuta nelle stanze dei salotti culturali o sui giornali.

Se volete fare una chiacchierata riguardante il vostro posizionamento o vi interessa un’analisi preliminare sulla vostra situazione potete richiedere un appuntamento telefonico.

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